CrossFit: analisi di un mito.

ll CrossFit è un programma di allenamento fisico che ha raggiunto il massimo della sua popolarità in tutto il mondo all’inizio del nuovo millennio. Esso è riconosciuto come il più diffuso metodo di allenamento “funzionale” ad alta intensità.

I movimenti che vengono eseguiti all’interno del “WOD” (Workout of the day) sono funzionali al raggiungimento di varie qualità, come la resistenza, la velocità, la forza. In queste routine di allenamento, gli esercizi vengono ripetuti rapidamente, con tempi di recupero molto brevi.

Si adoperano alcuni dei movimenti della ginnastica (gli anelli, la verticale), altri tipici del sollevamento pesi olimpionico (strappi, slanci). A questi si aggiungono attività cardiovascolari come la corsa e il canottaggio (al vogatore).

Sulla carta è una buona disciplina, nella realtà però evidenzia alcune lacune insormontabili.

Per poter insegnare le alzate olimpiche, è necessario avvalersi di un coach di pesistica o qualcuno con pari conoscenze. Allo stesso modo, per insegnare i movimenti ginnici ci vorrebbe un coach di ginnastica, e così discorrendo. Professionisti il cui mestiere è stato consolidato negli anni…

Come si può ben capire, racchiudere tutto ciò in una sola persona, in questo caso il coach di Crossfit, è molto improbabile; il coach di Crossfit, senza voler togliere nulla a nessuno, solitamente non è altri che il personal trainer che ha mutato il suo business, o il “self made man” che ha avuto dalla sua una buona genetica ed ha deciso di seguire alcuni corsi di formazione all’insegnamento. Vi basti pensare che per raggiungere massimo livello per un insegnante Crossfit (molto raro) ci vogliono circa 1500 ore di apprendimento, mentre solo per formare un insegnante di pesistica ci vogliono degli anni.

Insegnare poi questi movimenti contemporaneamente a decine di persone dai trascorsi atletici più disparati – a volte nulli, di età diverse, in un contesto ricreativo, ed eseguire il tutto in circuiti o a tempo è ancora più improbabile.

Il rischio di lesioni muscolo-scheletriche dovute a questo sport, in particolare per i praticanti alle prime armi, è largamente sottovalutato. Non esistendo molti studi che attestino questa incidenza, in quanto il business del CrossFit ha assunto ormai proporzioni titaniche “intoccabili”, non è possibile dimostrare a livello statistico che questa disciplina causi più incidenti di altre.

Esiste però un’evidenza logica: le numerose sollecitazioni praticate con un’inadeguata tecnica esecutiva, impossibile da ottimizzare nel contesto del Box, in special modo per un principiante, il quale il più delle volte non viene seguito correttamente, ma solo rassicurato da indicazioni blande e farraginose per lampanti questioni di tempo (un WOD dura un’ora), inevitabilmente portano alla maturazione di eventi incidentali.

Nonostante questo, la soddisfazione di chi affronta questa disciplina è generalmete molto alta. Il senso di aggregazione e di appartenenza che si sviluppa infatti in questo ambiente, è paragonabile solo a quello che si crea negli sport di squadra.

Se affrontato quindi con la giusta mentalità e non lasciandosi trasportare dall’euforia, controllando con accuratezza ciò che si fa, il CrossFit potrebbe risultare uno sport davvero completo. Sicuramente non per tutti.

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Emiliano

Nella vita mi occupo essenzialmente di immagine. Ho una preparazione ventennale nel mondo dell’allenamento volto al potenziamento fisico e alle pratiche annesse utili al recupero.

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